A pochi chilometri da Terranuova, su una breve
diramazione della strada Sette Ponti, vi è il piccolo nucleo
di Gropina - teatro antichissimo come attesta il toponimo etrusco
- con la bella pieve romanica di San Pietro, "fra i templi
più vetusti del cristianesimo conservati in Toscana",
come la definisce il Repetti e come dimostra anche la dedicazione
a San Pietro.
La chiesa è ricordata per la prima volta
nel 780, in un documento apocrifo, ma il cui contenuto è
ritenuto sostanzialmente veritiero, riguardante un privilegio
di Carlo Magno concesso a Nonantola, abbazia da cui San Pietro
dipese fino al 1191, anno in cui fu ceduta, insieme al suo territorio,
al conte Guido Guerra con un diploma delI'imperatore Arrigo Vl.
Nel 1489 Innocenzo Vlll assegnò la pieve in beneficio al
letterato Agnolo Poliziano e nel 1515 questa venne unita alla
chiesa metropolitana fiorentina.
L'edificio attuale fu eretto tra il Xll e la prima metà del Xlll secolo - inizialmente aveva una sola
navata cui si aggiunsero nel secolo Xll avanzato la navata di
destra e poco dopo quella di sinistra, contemplata nel Xlll secolo
- su due chiese preesistenti riferibili al V-VI secolo e ai secoli
VII-VIII, come sembrano confermare i resti riportuti in luce recentemente
e visibili scendendo nel sottochiesa attraverso una scala posta
nella navata destra.
La facciata della pieve, semplice e solenne,
ripete la tripartizione interna ed è realizzata, come tutto
l'edificio, in pietra arenaria. La porta d'ingresso, probabilmente
non originale, è caratterizzata da un alto architrave e
non risulta in asse col culmine della copertura; al di sopra di
essa è posto lo stemma di Leone X recante la data 1522,
che è da mettere in relazione, con tutta probabilità,
con un restauro avvenuto in questo periodo. Un occhio rinascimentale
aggiunto nel 1499, sovrasta la bifora romanica. Due monofore si
aprono sui lati lunghi, scanditi da archetti pensili sagomati.
L'edificio termina con un'abside, edificata all'inizio del Xlll
secolo, ritmata esternamente da lesene, coronata da una loggia
sostenuta da colonnette e ricoperta da una mezza calotta rivestita
da lastre di pietra. L'interno, a tre navate, è ampio e
solenne; lo spazio è scandito dalle colonne monolitiche
che sorreggono archi a tutto sesto e da due possenti pilastri,
tra la terzultima e la penultima arcata. La copertura è
con le tradizionali travature lignee. A destra, addossato alla
quarta colonna, è collocato il singolare ambone semicircolare,
in arenaria, decorato con ornati appiattiti negli specchi e nella
fascia inferiore e nella parte centrale, invece, caratterizzato
dal gruppo, fortemente plastico, con il leone, il diacono e l'aquila.
L'ambone è sorretto da due colonnine che si intrecciano
a formare un nodo, motivo tipico dei maestri campionesi - ai quali
è da assegnare l'esecuzione del pulpito - che ritroviamo
altresì all'esterno, nella loggia absidale. Anche i capitelli
della navata destra, scolpiti con elementi fantastici, fitomorfi,
simbolici, dal modellato arcaico, di una plastica elementare in
alcune figurazioni, e di un ornato appiattito in altre, si possono
assegnare a maestranze campionesi o in contatto con l'ambiente
di Campione. Alquanto diversi risultano invece i capitelli dello
navata sinistra - fatta eccezione per gli ultimi due, di stile
arcaico - caratterizzati da soluzioni espressive più moderne
ed evolute e da un modellato più morbido e delicato - si
veda, ad esempio, il capitello con il Cristo entro lo mandorla
o quello con San Pietro - tanto da supporre che siano stati eseguiti
da uno scultore, nella seconda metà del Xll secolo e prima
del 1191, a conoscenza del romanico di Provenza, attraverso una
fonte diretta e non solamente mediata da esempi modenesi. I lavori
alla pieve si conclusero con la costruzione della torre campanaria
che reca la data 1233 incisa sull'architrave della porta.

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