La vita quotidiana
All'interno del recinto delle mura abita a quest'epoca solo qualche famiglia di una certa agiatezza, specie nelle case che danno sulla via "davanti", ma per lo più ci vivono artigiani e contadini. Questi ultimi escono al mattino presto coi loro animali attraverso le quattro porte che il podestà ha appena fatto aprire dalle sue guardie e se ne vanno al lavoro nei campi; tornano all'imbrunire prima che le stesse porte siano di nuovo chiuse, ma qualche volta non fanno a tempo e son costretti a dormire alla meglio nelle capanne in aperta campagna. Succede anche che qualcuno eviti di rientrare o lo faccia alla chetichella perché, carico di debitie non è cosa raraha paura di esser preso dagli sbirri e messo in galera. In molte case di contadini o di braccianti all'interno del borgo c'è il fienile e una stalla per gli animali da lavoro, il maiale, la pecora o le galline; spesso, dai tetti, spunta la colombaia, dove si allevano i piccioni o si catturano i rondoni.
Sulle strade, malsicure, viaggiano carri ed asini someggiati; non ci sono ponti sull'Arno e per andare dall'altra parte si passa il fiume a guado; si va a Figline a vendere il grano, perché è lì che si rifornisce la città di Firenze, ma anche il mercato del sabato a Terranuova è importante e richiama gente da tutto il versante occidentale del Pratomagno.
Dentro le mura ci sono tante chiese e oratori. I Terranuovesi sono molto religiosi, perlomeno nella forma; non badano a spese per celebrare in gran pompa le festività solenni, ma quando hanno davvero bisogno, oltre a chiedere l'aiuto dei santi taumaturghi, ricorrono volentieri anche alle arti dello stregone. I preti sono talvolta "ignoranti quanto e più dei loro parrocchiani", ma il Concilio di Trento, che li obbligherà a un minimo di istruzione, è ancora di là da venire; certuni non sono proprio degli stinchi di santo (almeno nelle
Facezie di Poggio)
e pensano più al loro corpo che all'anima dei fedeli, ma siamo in tempi di scismi e di antipapi: i loro non sono, al confronto, che dei peccati veniali.
Presi in giro come villani ignoranti da quelli di città, i contadini se la rifanno coi montagnoli, che sono talmente fuori dal mondo da non accorgersi nemmeno del passare delle stagioni; non mancano però anche in campagna i cervelli fini che sanno trarsi sempre d'impaccio e si prendono tranquillamente la libertà di sfottere i padroni.
In una vita per lo più miseranda e monotona, vissuta alla giornata sperando che il buon Dio si degni di tenere lontano "la peste la fame e la guerra", ci sono poche occasioni di svago o di piacere e consistono essenzialmente nel gioco, nel vino e nen sesso; ma, a dar retta ancora a Poggio, a Terranuova qualcuno si "diverte" solo con la trasgressione: gioca d'azzardo sfidando gli statuti del comune, si sbronza volentieri, specie con un fiasco di biondo trebbiano, studia qualsiasi birbonata pur di riuscire a far l'amore con le donne... degli altri.
Ma leggiamolo in qualche pagina delle
Facezie.
Carlo Fabbri
