Terranuova Oggi

Vecchi trattori in mostra
durante la fiera antiquaria
Era un giorno d'estate del 1944. La follia umana si affacciò alle porte di un borgo rimasto ai margini della storia. La guerra... e Terranuova fu un cumulo di macerie. Le torri, la cerchia delle mura, i palazzi rinascimentali, il teatro... tutto distrutto.
Per 607 anni Terranuova si era conservata intatta, inimitabile, un po' "a parte", fra il Ciuffenna e le rive dell'Arno. Colline, boschi, olivi e filari di viti.
La ferita della guerra non si rimarginò, insieme alle case sembrarono andar perdute le radici e la memoria della popolazione. Terranuova conobbe l'esodo dei suoi abitanti che abbandonarono non solo il borgo distrutto ma la campagna, fino ad allora vitale e operosa. Ancora nel censimento del 1951, dodicimila persone erano residenti nel territorio comunale, due terzi li queste vivevano del lavoro dei campi, abitando per la maggior parte nei piccoli centri sparsi per la campagna e nelle case coloniche al centro dei poderi.
Appena venti anni, il tempo di una generazione, e al censimento del 1971 se ne erano andati un quarto dei residenti, quasi tremila persone avevano abbandonato Terranuova per cercare lavoro ed una vita dignitosa nei cantieri edili delle città, nelle grandi fabbriche del fondovalle.
Un terremoto, un esodo doloroso e ineluttabile che in una manciata di anni, a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, cancellò significative memorie collettive, una cultura materiale irripetibile: le Infiorate durante la Processione del Corpus Domini, la processione di Gesù Morto, perfino il Perdono con la celeberrima Fiera di settembre, languì in quegli anni.
Per fortuna questo periodo di crisi non è durato a lungo. Le case, poderi lasciati vuoti in quegli anni sono stati via via ripopolati la nuovi cittadini arrivati dal Sud d'Italia. Dal ceppo della cultura contadina hanno preso vigore nuove energie artigianali e imprenditoriali; i terranuovesi rimasti insieme ai nuovi venuti hanno trasformato in poco più di un decennio un antico centro agricolo in una vivace cittadina industriale: nel 1981, il 70% della popolazione attiva lavora nell'industria. E con il lavoro e lo sviluppo, Terranuova ha ritrovato i suoi cittadini che ormai stanno per raggiungere il numero di undicimila.
La storia di questi ultimi anni ha visto la crisi generale dell'industria, fabbriche che chiudono, grandi complessi anche del fondovalle valdarnese ridimensionati nella produzione e negli addetti. Il sistema delle imprese terranuovesi ha reagito con prontezza e inventiva, se l'industria ha segnato il passo si è sviluppata la distribuzione commerciale, si è diversificata la produzione, sono migliorati i servizi e le professioni.
L'amministrazione comunale ha favorito e assecondato questa nuova trasformazione con scelte che si sono rivelate efficaci e lungimiranti: il primo Piano regolatore della città, normative flessibili tese al recupero di migliaia di metri cubi di capannoni industriali dismessi negli anni Settanta, sburocratizzazione e agevolazioni verso gli imprenditori e le categorie produttive, investimenti in infrastrutture stradali, servizi sociali per l'infanzia e gli anziani, servizi culturali.
foto non disponibile Oggi Terranuova rispecchia, nel bene e nel male, la situazione delle cittadine maggiori del Valdarno: forte presenza dell'industria, ma sviluppo proporzionalmente maggiore dei servizi. Qui domina la piccola impresa familiare, con lavorazioni artigianali di alta ed altissima qualità, circa mille aziende che quasi mai superano i ventitrenta addetti, affiancata da un polo informatico e un'industria elettronica che ha saputo far fronte alle esigenze del mercato ed espandersi.
Un tessuto di piccole e medie imprese che troppo subiscono i flussi del mercato senza programmi comuni (di settore o di area) per potersi difendere e sviluppare adeguatamente.
Allora quale sviluppo per Terranuova alle soglie del terzo millennio, per un nuovo rinascimento produttivo (materiale ed umano)? La sfida è chiara: accogliere il nuovo che avanza tecnologie e innovazione, servizi alla persona con equilibrio e prudenza, senza compromettere la qualità della vita in un territorio ed un ambiente ancora vivi e accoglienti.
foto non disponibile Si, perché a Terranuova, ancora oggi dopo la trasformazione industriale, vi sono cinquecento famiglie e aziende contadine che vivono nelle nostre stupende campagne, mantenendo un patrimonio, agricolo, boschivo, storico e ambientale, ricco e unico.
Dunque e fondamentale un nuovo sviluppo che riparta dal territorio e lo valorizzi come "risorsa": dalle Balze, dai borghi storici, dalle ville padronali alle splendide coloniche, alle produzioni tipiche (il celeberrimo olio extravergine di oliva e il Chianti DOCG Colli Aretini) fino al giaggiolo, ai fagioli zolfini, al miele, ai formaggi pecorini, produzioni minori, ma non meno importanti per salvaguardare un patrimonio tradizionale che disegni e faccia conoscere un'immagine caratterizzata della nostra terra.
I prodotti tipici dell'agricoltura e il gusto e i sapori della nostra tavola sono messaggi che parlano di noi al mondo, che raccontano la storia, l'ambiente, la cultura di Terranuova. Esprimono il valore, il bagaglio di conoscenza del contadino e dell'artigiano. Sono fonte di ricchezza e di nuove possibilità. Tracce antiche di nuovi percorsi per un possibile sviluppo, da individuare e seguire insieme, da subito. I tempi sono maturi per valorizzare quello che dei prodotti della nostra terra e della nostra gastronomia è gusto originale e bontà universale.
Guai a perderne la memoria.
foto non disponibile Non per una moda stucchevole del "buon tempo antico", ma perché una delle vie per uscire dalla strettoia di uno sviluppo troppo settoriale, e dunque troppo fragile, è anche quella di conservare e tramandare un patrimonio ambientale ed agricolo ancora non del tutto compromesso, fatto di prodotti tipici ed antichi, la cui qualità va difesa ed esaltata, nel rifiuto dell'appiattimento, dell'omologazione. Un patrimonio che vanta paesaggi, beni architettonici, culturali ed artistici, diffusi nei nostri borghi, capaci di aprire ipotesi nuove di sviluppo economico e sociale, di rappresentare una fonte nuova di reddito e di lavoro, una nuova opportunità.
Se è vero che oggi Terranuova si pone al sesto posto tra i comuni della provincia di Arezzo per offerta turistica con circa trecento posti letto (quasi cento in aziende agrituristiche), è vero anche che siamo solo all'inizio di uno sviluppo per un'offerta più qualificata.
foto non disponibile La collocazione strategica di Terranuova lungo le grandi vie di comunicazione, autostrada A/1 casello Valdarno, ferrovia Direttissima, al centro di una rosa di città d'arte unica al mondo, tra il Chianti, il Casentino e i monti del Pratomagno, ci consente di indicare nel turismo una delle vie di sviluppo possibili e necessarie: un turismo colto, nazionale ed europeo, attratto dall'arte e dalla natura, amante della quiete e del relax.
Cogliere le opportunità offerte dall'agriturismo e dal turismo rurale e ormai uno degli obiettivi prioritari. Investire risorse, tempo, denari pubblici e privati in questa direzione vuol dire accettare una sfida di diversificazione che può aprire Terranuova ad un futuro possibile ed a uno sviluppo sostenibile.

Carlo Pasquini
Sindaco

Mauro Amerighi
Assessore al turismo
e alle attività produttive



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