La villa di Poggitazzi

Percorso in direzione nord-ovest poco meno di un chilometro dal bivio di Montemarciano sulla strada comunale che costeggia il Borro delle Cave, si incontra sulla destra una stradicciola che conduce con una rapida salita alla villa padronale di Poggitazzi. foto non disponibile Della sorte capitata al castello medievale, la cui popolazione faceva capo alla vicina chiesa di Santa Margherita di Montalto, si è già detto abbastanza parlando di Montefortino . Si può qui invece ricordare la famiglia Libri, che fu proprietaria un tempo della grande fattoria e del palazzo signorile edificato sulle rovine del vecchio insediamento. Ad essa apparteneva quel Guglielmo, celebre matematico ed esperto bibliofilo, che era stato allontanato dalla Toscana nel 1831 con l'accusa di essere un "giacobino" e che, divenuto cittadino francese, era stato nominato professore prima alla Sorbona e poi al Collège de France. Era stato quindi chiamato a far parte dell'Accademia delle Scienze ed aveva scritto una ponderosa Storia delle scienze matematiche in Italia; ma amava troppo i libri - e come poteva essere altrimenti con quel cognome! - e nel 1848 fu raggiunto dall'accusa, forse infondata e dettata da risentimenti politici, di aver sottratto documenti rari e manoscritti da diverse biblioteche di Francia; egli dovette allora fuggire in Inghilterra, mentre la sua raccolta, che contava trentamila volumi e duemila manoscritti, ed era valutata settecentomila lire dell'epoca, andò dispersa in una vendita all'asta. Fu un "affare" internazionale che divise l'opinione pubblica tra "innocentisti" e "colpevolisti": a giurare sulla sua onestà scesero in campo uomini come Niccolò Tommaseo e Giuseppe Mazzini.

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